Barbagianni

Il barbagianni alla finestra e la cena dei pulcini

Un barbagianni aveva trovato dimora in un vecchio casolare diroccato. Un giorno di giugno, esplorando la catapecchia abbandonata, mi accorsi che lo strigide aveva nidificato nel controsoffitto sfondato. Prima di involarsi verso i rumorosi pulcini che aspettavano il cibo, il barbagianni era solito posarsi sul davanzale di una delle finestre della stanza con la preda nel becco.

L’uomo e il clima fanno mutare la dieta del barbagianni

I cambiamenti climatici e ambientali prodotti direttamente e indirettamente dalle attività umane sono davanti agli occhi di tutti, per questo motivo sempre di più gli studiosi cercano di capire quali possono essere le influenze sulla fauna.

La predisposizione del barbagianni a catturare roditori è nota da sempre, ma gli studi di Roulin pubblicati poche settimane fa hanno dimostrato che questi rapaci non cacciano più come prima né gli uccelli e nemmeno i pipistrelli, registrando anche una forte regressione nella selezione di prede all’interno del mondo degli invertebrati e insetti in particolare. E come vedremo non è una buona notizia!

Gli insetti, su oltre 3 milioni di prede valutate nello studio, sono stati meno di 10 mila e la sorpresa è stata che tra essi non vi erano cicale, dimostrando che il canto di questi insetti non costituisce un attrattivo per i barbagianni, come avviene invece per gli assioli e le civette.

Cinghiale

La popolazione di Cingiale è in costante crescita e sono sempre di più i casi di avvistamento di questi animali in contesti suburbani o in aree rurali frequentate dall’uomo. Uno degli ultimi video postati sul web è stato girato ad Agrigento, nel sito Unesco della Valle dei Templi, e mostra alcuni cinghiali scorrazzare liberamente nell’area archeologica scatenando il panico tra i turisti.

Tuttavia, secondo il WWF, attribuire ai cinghiali la diretta responsabilità della tragedia sulla A1 è riduttivo e strumentale.

«Questa tragedia non può diventare il pretesto per richiedere interventi straordinari per il controllo delle popolazioni del cinghiale nel nostro paese, la cui proliferazione è risultato di una pessima gestione faunistica condizionata da precisi interessi della lobby dei cacciatori», spiega il WWF.

Il merlo

L’habitat naturale del Merlo è il bosco, ma si adatta a vivere in numerosi ambienti e non raramente lo si trova nei frutteti e nei vigneti, in aree urbane a contatto ravvicinato con l’uomo.

Il maschio del Merlo è lungo fino a 25 centimetri e presenta un piumaggio in genere completamente nero o marrone scuro. Il becco e il contorno degli occhi sono in genere di un giallo tendente all’arancione (in alcuni casi bruno) e le zampe brune e squamose. La femmina presenta invece dimensioni più ridotte, con una lunghezza che può andare dai 15 ai 20 cm circa e una colorazione bruno scuro. La gola nel suo caso si presenta più chiara e striata.

Il nido, costruito dalla femmina, si trova sui rami degli alberi, fra i cespugli o anche semplicemente in buche nel terreno. La femmina depone le uova tre volte l’anno; generalmente sono in numero da 4 a 6 e di un colore azzurro-grigio, maculate in modo irregolare con puntini grigi. Il periodo di incubazione va dai quattordici ai quindici giorni ed è principalmente la femmina a covare le uova.

A una attenta osservazione, si può notare che il nido viene realizzato ad altezze  dal suolo variabili. In particolare cresce il livello dal terreno, a seconda che si tratti di prima, seconda o terza nidiata. I merli infatti per ogni nidiata cambiano il nido, non usano mai lo stesso per le nidiate successive alla prima. In genere questa specie vive in coppie isolate, anche se durante le migrazioni può capitare che si raduni in stormi. Per quanto riguarda l’alimentazione, si ciba principalmente di frutta, bacche e piccoli invertebrati.